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Nella
foto: i Cavalli Alati
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La
storia di Tarquinia, città madre dell' Etruria, si identifica con quella del
popolo etrusco. L' atto stesso della sua fondazione, effettuata dal mitico
Tarconte, fu reso sacro dalla prodigiosa apparizione del fanciullo Tagete nato
nelle zolle di Tarquinia. E la città nel contesto delle dodici città etrusche
ha sempre goduto di un primato e di un prestigio che altre non avevano. Nel X e
IX sec. sull' area della Civita si riuniscono le genti di diversi villaggi della
zona. Ne rimangono a testimonianza le ricche necropoli villanoviane e i resti
dei villaggi che le originarono. Nel VIII e nel VII sec. a.C. Tarquinia
trasforma la sua economia e, pur mantenendo sempre una dimensione agricola,
diviene un attivo centro commerciale e industriale.Nel VI secolo mentre sono
sempre più attivi i commerci con l' Oriente e con la Grecia, domina il guado sul
Tevere, punto focale di transito del commercio dell' Italia centrale e fa di
Roma la grande Roma dei Tarquini (616-509 a.C.). Nel
281, dopo anni di grandi guerre, Tarquinia deve sottomettersi a Roma ed inizia
il suo lento declino. Con
la morte di Giulio Cesare e più tardi con l'avvento dell'Impero, finisce la
storia della Tarquinia etrusca. Restano
pochi ma monumentali reperti dei vivi sul pianoro della Civita (150 ettari) oggi
deserto di abitazioni. Oltre tratti della lunga cinta di mura (8 km), il
monumento principale è il Tempio dell' Ara della Regina, il più grande d'
Etruria dal quale provengono i famosi Cavalli Alati in terracotta. Più numerosi e affascinanti sono i resti dei morti
nelle migliaia di tombe per lo più accentrate nella lunga collina di Monterozzi
dalle quali provengono i reperti che si possono trovare nel Museo. Di queste
tombe un cospicuo numero sono dipinte e costituiscono una pinacoteca dell' arte antica mediterranea ed italica. |